I Luoghi - SAMBUCI

Castello Theodoli
Chiamato così per via dell’abbondanza di alberi di sambuco che vi fioriscono, Sambuci deve la sua origine, così come molti dei piccoli borghi della zona della valle dell’Aniene, all’affermazione dell’ordine dei monaci benedettini di Subiaco. Il duraturo controllo dei monaci vide la trasformazione del sito in castrum circa duecento anni dopo e solo nel XII secolo Sambuci passò sotto la proprietà dei De Antiochia che provvidero per primi alla costruzione della rocca.
Dal 1541 in poi il feudo passò sotto la dominazione di svariate famiglie nobili fino a quando, nel 1654, il cardinale Camillo Astalli, segretario di papa Innocenzo X caduto in disgrazia, vi si trasferì in pianta stabile. L’evento fu di particolare rilievo per la storia di Sambuci e del suo castello poiché, per ragioni di prestigio e per accogliervi ambasciatori e nobili romani, il cardinale trasformò il borgo in un luogo di rappresentanza e, al castello, fece aggiungere una loggia con contrafforti aperta sul parco allo scopo di conferire al maniero l’aspetto di una residenza signorile.
Nel corso del XVIII secolo venne aggiunto al complesso anche un giardino, ingrandito nel secolo successivo e costituito da due parti, quello all’italiana, a terrazze con aiuole sistemate a comporre gli stemmi delle famiglie Astalli e Theodoli, e quello all’inglese, romantico, caratterizzato dalla crescita spontanea del verde. Il castello fu tuttavia saccheggiato dai francesi durante l’occupazione della fine del Settecento ma nel 1878, i Theodoli ne divennero i proprietari.
Durante la seconda guerra mondiale venne trasformato dai tedeschi in quartiere generale e subì numerosi danneggiamenti. Nel 1991 è entrato in possesso del Comune che l’ha restaurato per renderlo agibile al pubblico.
Modificato vistosamente nel corso dei secoli, il castello mantiene tuttavia intatte le antiche forme medievali come si deduce dalla tipica pianta con torri angolari e dalla presenza, all’infuori della rocca vera e propria, di scuderie e abitazioni per i lavoranti del feudo. È inoltre molto interessante la sistemazione interna degli ambienti secondo l’originaria maniera: al seminterrato le cucine, al piano terra le stanze per il lavoro quotidiano, sopra il piano nobile con le camere private dei proprietari e le sale di rappresentanza, al secondo piano le stanze per gli ospiti e al terzo, i servizi. Molti di questi ambienti sono completamente decorati da interessanti cicli di affreschi ispirati a temi religiosi, mitologici, paesaggistici e letterari eseguiti dal pittore Giovan Angelo Canini, allievo del Domenichino, alla metà del Seicento: la Sala delle Prospettive con un loggiato che si apre su finti paesaggi; la Sala da bagno con la scena di Mosè e il miracolo dell’acqua; la Sala dei Ciclopi e la Sala della Gerusalemme Liberata ispirata al poema di Torquato Tasso. Inoltre, ad impreziosire maggiormente gli ambienti, sono notevoli le travi e i soffitti ricoperti di oro zecchino regalati dai sovrani di Spagna a Giovanni Theodoli nel 1510 dopo la prima spedizione in America, e, in particolare, il soffitto ligneo con la scena del Carro del Sole, del pittore seicentesco specializzato in nature morte alla fiamminga, Mario de’ Fiori.

Altro da vedere
Il Parco adiacente al castello, realizzato alla fine del Seicento, si estende per 55.000 metri quadrati ed è composto da due distinte zone: un giardino all’italiana con le caratteristiche aiuole geometriche che racchiudono gli stemmi degli Astalli e dei Theodoli e un’area all’inglese come di moda all’epoca.
Il giardino all’italiana si estende ad est, dove in alto si affaccia la loggia. Percorrendo due scale ellittiche si arriva ad una fontana detta la bocca storta. Alla confluenza di due viali delimitati da alte siepi di alloro, dove un tempo era il maneggio, vediamo una grande vasca con finte grotte e con una piccola cascata.
Dalla cancellata d’ingresso situata su Piazza della Corte si arriva con un viale ad uno slargo dove ai quattro angoli sono collocate le Quattro stagioni raffigurate con statue in pietra di piccole dimensioni.
La seconda zona del parco si trova sulla destra del castello, dove spicca il verde del prato con al centro due vecchi cedri e delimitato da alberi di alto fusto come pini, abeti, querce, lecci.

Il borgo di Sambuci
Attraverso una delle due porte si entra nel borgo: è l’ampliamento del paese effettuato tra il XVII ed il XVIII secolo e realizzato dalla famiglia degli Astalli.
Infatti il Borgo è costituito da via Girolamo Theodoli, dove si notano degli edifici databili in epoche diverse e rimaneggiati per poterli ricondurre alla primitiva architettura. La via sfocia in piazza Roma che, nel lato opposto, è delimitata da due torrette cilindriche: attraversandole si arriva alla Corte Coperta, dove si innalzano alcune costruzioni annesse al castello; è questa la strada che porta alla parte più vecchia dell’insediamento. Vi si accede da un magnifico portale settecentesco
ubicato nelle immediate vicinanze della torre cilindrica di sinistra.

Il Convento e la chiesa di S. Maria delle Grazie
Arrivando in paese la prima testimonianza di un certo valore storico ed artistico è l’ex convento francescano con la chiesa di S.Maria delle Grazie. Il convento, prima degli Eremitani di Sant’Agostino e poi dei Francescani, se pure di origini medievali, è stato risistemato nel 600 dagli Astalli, e da pochi anni ristrutturato ad opera dell’amministrazione comunale. A pianta rettangolare su due piani, si snoda intorno ad un semplice chiostro ad arcate su pilastri con volte a crociera. Sulle pareti del chiostro è una sequenza di lunette affrescate con storie francescane, la cui datazione precisa è ancora da accertare. Il racconto prende avvio sul lato sud con la scena della nascita del Santo e prosegue in senso antiorario. Al centro del chiostro un giardino pavimentato a ciottoli ospita una fontana con vasca poligonale piuttosto rimaneggiata e il piano superiore del convento era destinato alle celle dei frati, le stanze al piano inferiore erano adibite a servizi. La chiesa di Santa Maria delle Grazie è praticamente la chiesa del convento: chiamata anche della SS. Vergine della Natività, e si trova al di fuori del borgo. È certamente una delle chiese di Sambuci più degne di essere ammirate: costruita tra il Seicento ed il Settecento mentre erano gli Astalli proprietari del paese.
I materiali utilizzati sono alquanto modesti pur tuttavia l’edificio raggiunge una certa eleganza; da notare il portale ligneo originario ed il pavimento in cotto dell’interno che è ad un’unica navata in cui la verticalità prevale sull’orizzontalità.
Le scene dipinte a finto marmo e sormontate da una cornice perimetrale si evidenziano sulle pareti. Due piccole cappelle con altarini in stucco e gesso dipinti di stile barocco si aprono lateralmente mentre due gradini rialzano l’altare centrale (in muratura in basso) che appare delimitato da un recinto ligneo settecentesco realizzato dai frati francescani. Gli stemmi degli Astalli fanno bella mostra nella parte inferiore dell’alzata lignea barocca, da notare i finti rivestimenti marmorei.
Chiuso in una teca, è qui custodito un busto di Madonna.

La Fonte
Salendo per via Alberto Theodoli, passando davanti agli edifici comunali e al monumento ai caduti, si giunge alla fonte, restaurata da pochi anni che risale al XVII sec.: la duplice funzione di elemento d’arredo e di luogo di approvvigionamento è chiaramente riscontrabile nell’impianto architettonico tripartito: al centro l’elegante corpo a due vasche circolari unite dal motivo naturalistico della finta roccia con muschi e felci selvatiche, e ai lati due semplici vasconi rettangolari con cannello per bere, anticamente anche abbeveratoi per animali. L’acqua potabile della fonte è quella della sorgente detta delle Vigne, voluta dal cardinale Camillo Astalli, la Fonte merita di essere ammirata ponendosi al di là della parte che immette nel borgo seicentesco. Così infatti si può apprezzare l’effetto pittoresco ricercato dal suo architetto che la immaginò perfettamente incorniciata dall’arco, con le colline verdeggianti a farle da fondale.

Chiesa della Santa Croce
Lungo via Girolamo Theodoli sul lato destro troviamo la chiesa della Santa Croce. L’iscrizione dedicatoria ci informa che è stata costruita nel 1662. Lo stemma del cardinale Astalli, rimaneggiato, è in asse con il portale in travertino e con la grande finestra. Da notare la bellezza del timpano e delle lesene.

Chiesa di S. Pietro
È la chiesa parrocchiale, fondata dai benedettini. La facciata secentesca presenta lo stemma degli Astalli, ha un’unica navata ed un’abside rettangolare decorata a finti cassettoni e voltata a botte. Anche in questa chiesa come nelle altre compaiono i finti marmi. Sotto l’altare maggiore degli anni Sessanta che appare sormontato da una grande pala in cui è raffigurato il Salvatore in atto di dare le chiavi a S.Pietro, sono conservate le reliquie di S. Celso, patrono di Sambuci.
Molto bello l’organo secentesco collocato sulla parete d’ingresso, come la scena della Gloria di S.Pietro Apostolo con le allegorie delle quattro Virtù situata nella zona centrale del soffitto.

Il Parco dei Monti Ruffi
Etimologicamente il vocabolo Ruffi deriva dal cognomen romano Rufus; tale gens infatti era molto presente nella Valle del torrente Fiumicino o Giovenzano (nel Medioevo infatti tutto il comprensorio era chiamato Massa Giovenzano).
Gli elementi del paesaggio che lo caratterizzano sono uno spiccato processo di erosione di tipo carsico dovuto alla presenza di rocce calcaree massive, che dà luogo a minicavità, gli acquari, così chiamati perché vi si accumula l’acqua piovana: molto utili ai pastori che un tempo praticavano la transumanza, perchè servivano
per il rifornimento idrico. Sempre al fenomeno del carsismo si deve la formazione delle terre rosse, impurità insolubili presenti nei calcari che si concentrano sul fondo delle doline creando raccolte d’acqua temporanee.
Altra caratteristica dei Monti Ruffi sono le numerose sorgenti dovute proprio al predetto carsismo: le fratture delle rocce calcaree e la penetrazione dell’acqua piovana spiega la presenza di sorgenti situate ad alta quota, dalla portata molto limitata.
Alle pendici delle alture si trovano invece altre sorgenti di portata media ed elevata.
Tra le molteplici attività connesse alla montagna, assume particolare importanza il Progetto Integrato promosso dall’Assessorato Agricoltura e Ambiente della Provincia di Roma per lo sviluppo del turismo ambientale della Media Valle dell’Aniene, attraverso il recupero dell’antica viabilità minore.
L’iniziativa coinvolge geograficamente l’intera catena preappenninica dei Monti Ruffi, da sempre ritenuta di naturalistico e storico, interessata dal punto di vista amministrativo da dieci comuni: Agosta, Anticoli Corrado, Canterano, Cerreto Laziale, Gerano, Marano Equo, Rocca Canterano, Sambuci, Saracinesco e Subiaco, dove si tramandano ancora nel tempo tradizioni popolari, e originali appuntamenti culturali.

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