I Luoghi - PALOMBARA SABINA

Castello Savelli
Signore di Palombara fu Giovanni dei Crescenzi Ottavini che inaugurò una stagione di incontrastato dominio sull’intera zona, così indipendente da costituire un regno più che un feudo. E lui con probabilità fece costruire il castello nel 1111, sull’altura principale del costituendo borgo. Il dominio degli Ottaviani terminerà nel 1180 con la firma nelle sale del castello dell’atto notarile con il quale si sanciva il passaggio di proprietà in favore dei monaci di San Giovanni in Argentella.
Nel Duecento vi subentrarono i potenti Savelli, forti dell’appoggio dei due papi dello stesso casato - Onorio III e Onorio IV dei Savelli - che in pochi decenni furono eletti pontefici e salirono al soglio di Pietro. In quell’epoca vi soggiornò l’antipapa Innocenzo III e Federico Barbarossa. Nel 1258 un grave terremoto causò ingenti danni al paese ed al castello. Nel 1310 in alcune sale del castello venne celebrato un processo contro alcuni cavalieri dell’Ordine del Tempio, i Templari. Nel 1532 vi si rifugiò da Roma l’artista e orafo Benvenuto Cellini e nel 1602 vi nacque Virginia Savelli, futura fondatrice del monastero di Santa Maria dei Sette Dolori di Roma. Nel 1637 il castello venne venduto ai Borghese ai quali subentrarono nel 1893 i Torlonia. Ai primi del Novecento un’ala del castello venne impropriamente trasformata in carcere mentre altri ambienti venivano utilizzati quali depositi agricoli. Nel 1949 passa ancora di proprietà giungendo agli Sforza Cesarini i quali lo vendono nel 1971 allo Stato Italiano che lo cede al Comune di Palombara Sabina.
Il nucleo originario del castello risale al XII secolo, costruito sulla roccia viva dell’altura sul quale sorge. È a pianta irregolare, cinto da mura con una vasta piazza d’armi aperta ed un cortile all’interno di altre costruzioni. Nel corso del Due e Trecento venne poderosamente ingrandito con l’aggiunta delle altissime murature e dell’alta torre quadrangolare, tra le più alte del Lazio. A ridosso della torre venne costruito intorno al 1560 un nuovo corpo di fabbrica con bastione circolare ad angolo, a racchiudere quello più antico. Degno di nota e rarissimo esempio in Italia è la profonda galleria che parte dal castello e collega questo ad una delle porte del paese. La galleria, detta anche di soccorso, lunga oltre 80 metri è percorribile in due sensi, uno coperto con profonde feritoie che garantivano agli arcieri e balestrieri una formidabile difesa, e l’altro posto sopra la galleria, scoperto ma protetto da merlature.

Il territorio
Sorge nel cuore della Sabina meridionale al nord – est di Roma (La Sabina Romana) in una regione solcata dai fiumi Tevere e Aniene e percorsa dalle vie Tiburtina, Nomentana e Salaria, ai piedi del Parco Naturale dei Monti Lucretili arroccata su un colle alle falde del Monte Gennaro.
Il centro storico veramente molto caratteristico, è un’insieme di stradine concentriche che attorniano il Castello posto sulla sommità della collina.
Deliziosi angolini ancora ben conservati creano un’atmosfera che ci fa rivivere le tante storie e gli episodi qui avvenuti nei tanti secoli di storia.

Altro da vedere
Abbazia di S. Giovanni in Argentella
Sorge a circa 2 km fuori dall’abitato di Palombara Sabina, completamente immersa nel verde e circondata dagli alberi. La denominazione Argentella deriva probabilmente dall’abbondanza di sorgenti d’acqua che caratterizzava il luogo, con numerosi rivoli che dalle colline circostanti scendevano a valle brillando come argento alla luce del sole. Inoltre, nella cripta della chiesa si cela ancora oggi una sorgente d’acqua che nel passato veniva ritenuta miracolosa.
Probabilmente, la ricca presenza d’acqua ha conferito al luogo la particolare sacralità tellurica necessaria e fondamentale per la costruzione di un edificio religioso. La primitiva costruzione risale al secolo VIII, probabilmente ad opera di monaci basiliani (che osservano la regola di San Basilio il Grande, Arcivescovo di Cesarea in Cappadocia) di rito orientale, provenienti dalla Grecia. Nell’XI secolo l’abbazia era retta dai frati Benedettini, a cui, nel 1286, subentrarono i Guglielmiti, introdotti da papa Onorio IV, e quindi i Silvestrini. Dal 1895 l’Abbazia è stata dichiarata monumento nazionale ed attualmente è retta da una piccola comunità ecumenica laica.

Chiesa di San Biagio
Fra le chiese merita una visita l’arcipretale di S. Biagio, patrono di Palombara.
Fondata prima del Mille, fu una delle celle-santuario del territorio, inglobata nel XII secolo in una costruzione romanica completamente ristrutturata nel 1845.
Nella chiesa, caratterizzata dalla facciata recentemente rivestita in travertino, si conserva l’icona del Salvatore, copia trecentesca dell’antichissima immagine di Cristo conservata in Laterano. Pregevole è anche una tavola raffigurante la Madonna in trono con il Bambino, attribuita ad Antonio da Viterbo (1459 ca.).

Santa Maria del Gonfalone
La chiesa di S. Maria del Gonfalone è formata da un’unica navata, aperta in due cappelle voltate a crociera poste all’ingresso. Un arco divide la navata dal presbiterio, coperto anch’esso da una crociera. Il soffitto è a travatura lignea.
Da ammirare all’interno la tempera su tavola situata nella parete d’altare raffigurante l’Annunciazione e Dio Benedicente, opera che i critici fanno risalire alla bottega di Antoniazzo Romano.

Convento di San Nicola
Il complesso conventuale, di cui oggi restano alcuni ruderi, sorge nei pressi della stazione dell’ex funivia, là dove un tempo si ergeva un’antica villa romana. È costituito da un edificio di culto a pianta semplice con una sola navata ed una piccola torre campanaria posta sulla facciata.
Per raggiungerlo occorre lasciare Palombara e procedere per Tivoli e, dopo un Km. circa, si prende una stradina asfaltata in salita. Si raggiunge così il convento abbandonato da dove si gode un bellissimo panorama.

Il borgo-castello di Castiglione
A circa 1 km da Palombara Sabina si erge un meraviglioso castello, uno dei migliori esempi di castrum altomedievale del Parco dei Monti Lucretili. L’edificio, risalente alla seconda metà del XIII secolo, domina tutto il territorio della Sabina grazie alla sua posizione posta a 750 s.l.m.
Il castello, la cui costruzione è avvenuta probabilmente in un unico momento, si estendeva su un’area di circa 1200 mq.

Parco Naurale dei Monti Lucretili
Il parco dei Monti Lucretili, istituito nel 1989 è inserito nel sistema dei parchi e delle riserve della Regione Lazio. Il suo territorio ha una superficie di circa 18.000 ettari ed è situato nord-est di Roma, tra la valle del Tevere e quella dell’Aniene, sulla propaggine meridionale del gruppo dei Monti Sabini.

Terme di Cretone
Vicino Palombara Sabina esiste un centro termale chiamato le Terme di Cretone, le cui Acque sulfureo-ipotermali a 24 gradi sono note per le proprietà terapeutiche e cosmetiche fin dall’antichità.

Il Museo Archeologico Territoriale della Sabina
Si trova nel Castello Savelli ed ospita all’interno importanti reperti della civiltà dei Sabini, oltre a due stupende statue in marmo raffiguranti Zeus e Eirene.
Tutti i reperti provengono dal territorio di Palombara.
Visite: telefonare al n. 0774 636462

Palombara Sabina incontra i Templari
Ufficialmente, nella storia di Palombara Sabina, i Cavalieri Templari compaiono soltanto nel processo che li vide imputati nei primi anni del XIV sec., che si tenne proprio nelle stanze del Castello Savelli, e che si concluse, il 17 luglio 1310, con la condanna di Gualtiero Di Napoli, l’ultimo dei Templari italiani.
Alcuni riferimenti ci aiutano a capire il perchè questo processo si svolse proprio qui. Il nome Columbaria (poi divenuto Palombara) appare citato per la prima volta in una bolla di papa Giovanni XIX del 1029, in riferimento al feudo dei discendenti del duca longobardo Alberico, gli Ottaviani, che avrebbero a lungo governato il paese. Però, lo stesso nome era di uso frequente nel linguaggio dei Templari, che appresero durante le Crociate in Terrasanta l’uso di colombi viaggiatori come mezzo di comunicazione strategica. Nella loro ottica, in particolare, il nome Columbaria, Colombara, Palombara e simili indicava una torre d’avvistamento con annessa colombaia per le comunicazioni d’emergenza.

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