I Luoghi - ARSOLI

Castello Massimo
La spettacolare mole del castello Massimo sovrasta con le sue poderose strutture il borgo di Arsoli. Nel 1536 la famiglia Passamonti, da cui nacque il condottiero di ventura Amico d’Arsoli, cedettero il feudo agli Zambeccari che, per gravi dissesti economici, vendettero nel 1574 il castello all’antica e potente famiglia romana dei Massimo. L’acquisto del castello fu consigliato da san Filippo Neri, intimo amico di casa Massimo come è testimoniato da una lapide posta all’interno delle sale del castello.
Nel 1591 il castello ed il borgo vennero assediati dal bandito Marco Sciarra. Intorno al 1670 Fabrizio Massimo, signore d’Arsoli, costruì all’interno del maniero una farmacia, un teatro e, autorizzato dal papa, istituì anche un mercato. Nel 1686 i Massimo vennero investiti del titolo di marchesi e nel 1733 ospitarono nel castello il re Giacomo III d’Inghilterra. Poco dopo, nel 1744, il castello venne assediato dalle truppe spagnole e parzialmente saccheggiato nel 1798. Nel 1938 vi venne ospitato Umberto di Savoia, futuro re d’Italia, anche se per breve tempo.
Il castello risale, nelle sue più antiche strutture al X secolo anche se, a causa dei danneggiamenti ed alle conseguenti ricostruzioni, conserva ben poco delle prime antiche strutture. Uno tra gli interventi più notevoli e risolutori fu quello apportato dall’architetto Giacomo della Porta nella seconda metà del XVI secolo. Altra grande trasformazione fu quella del 1874, creata in occasione del III centenario del possesso di Arsoli da parte della famiglia Massimo.
Il complesso si articola su tre piani, il seminterrato, al di sotto del livello del giardino pensile, con l’ogliara, deposito dell’olio, la caciara, il deposito dei formaggi, il forno, la cucina, le prigioni con gli attrezzi di tortura; il secondo piano nobile sicuramente il più interessante e destinato solitamente alle visite ed il terzo con diversi vani di scarso interesse se si eccettuano le stanze nelle quali soggiornò Garibaldi con i suoi ufficiali.
Attraversando un antico varco che i Signori usano ancora oggi per raggiungere la Chiesa del SS. Salvatore e poi un arco merlato, si giunge alla parte bassa dell’atrio interno da dove si diparte una scala verso gli alloggi nobili e una scala di servizio verso le cucine. Ma ad attrarre l’attenzione in questo spazio sono la carrozza che trasportò la salma di Santa Francesca Romana e le numerose teste di animali intorno al soffitto ed antichi lumi a petrolio oggi riutilizzati elettricamente. Dall’atrio si diparte uno scalone fino al vero e proprio portone d’ingresso ai cui lati si trovano due bassorilievi in pietra, aste, alabarde e altri trofei di caccia. Il salone è illuminato da due grosse bifore sulla parete lunga che si affaccia sull’abitato. L’ambiente è molto ampio con pareti e soffitto affrescati. I colori vivi e brillanti ne attestano l’ottimo stato di conservazione.
Gli affreschi del 1749, sono opera di Marco Benefial, pittore molto attivo nella capitale e in altre località dello Stato Pontificio, soprattutto dietro commissione del conte Niccolò Soderini imparentato con la famiglia Massimo (data e firma dell’autore sono visibili nel cartiglio tenuto in mano dalla Discordia). Una finta iscrizione marmorea inserita in un sovrapporta illustra le scene rappresentate. Nella grande scena al centro della volta si celebra il matrimonio tra Perseo e Andromeda alla presenza di numerose divinità.
Dal salone si accede alle camere da letto, una sul lato destro, con letto a baldacchino con porzioni di pareti dipinte e grossi quadri alle pareti raffiguranti altri avi della Famiglia. Dall’altra parte pure si transita, una dopo l’altra intercomunicanti, in altre due stanze da letto con baldacchini sicuramente opere di grandi maestri dell’intarsio e della decorazione per giungere ad un altro ambiente affrescato.
Quella oggi detta la sala da pranzo in realtà era chiamata sala del trono perché qui il Signore riceveva in forma ufficiale gli ambasciatori, amministrava la giustizia e il feudo.
Le pareti, affrescate con le fatiche di Ercole sono state eseguite da Giovanni Antonio Macci nel 1700 mentre gli affreschi della volta, datati 1557, dapprima attribuiti al solo Federico Zuccari, vengono oggi più prudentemente classificati come opera congiunta con il fratello maggiore Taddeo.
Questi raffigurano gruppi di suonatrici e danzatrici insieme a scene di guerra.
Uscendo dalla sala del trono e percorrendo un breve tratto del corridoio si entra nell’Armeria nuova, realizzata nel 1885.
Dall’armeria nuova, transitando per una sala con pareti decorate con piante e alberi, con un vecchio biliardo e appesa sul soffitto un’aquila cacciata nel parco alcuni decenni fa, si giunge alla cappella gentilizia dedicata ora a San Filippo Neri ma già intitolata a San Roberto.
Ci troviamo infine nel giardino pensile, ove è possibile ammirare una bella fontana al centro, varietà di fiori e, soprattutto piante di agrumi tenute in grandissimi vasi di terracotta con stemma gentilizio. Affacciandosi dal balcone di questo grazioso spazio verde si può ammirare un giardino all’italiana e varie fontane.
Dove la fitta vegetazione lascia spazio alla campagna ed agli ulivi, poco staccata dal viale, una graziosissima chiesetta, Santa Maria di Belmonte, con facciata gotica, realizzata nel 1853, tutt’oggi utilizzata come cappella e tomba di famiglia.

Altro da vedere
Territorio equo, con ritrovamenti d’epoca romana del II sec. a.C., il paese nasce intorno all’anno mille (997) e conserva quasi intatto il centro storico medioevale e le antiche viuzze.
Il complesso del palazzo comunale e della chiesa di San Bartolomeo, una volta convento e chiesa di san Bartolomeo affi dati ai padri francescani del Terzo Ordine Regolare, nel suo nucleo più antico risale, quasi certamente, all’epoca in cui il Poverello d’Assisi fu nelle nostre contrade ed a Subiaco. Chiesa e convento subirono numerosi restauri.
L’attuale chiesa del SS. Salvatore è stata costruita nel 1580 su disegno di Giacomo della Porta, in sostituzione della precedente, conserva una bellissima Trasfigurazione del Domenichino, una tela di Marco Benefial, due tele del seicento di ignoto.
La piccola chiesa di S. Rocco, situata nel Borgo omonimo di Arsoli, custodisce un ricco patrimonio di storia e di arte negli affreschi che ricoprono le pareti e la volta e nelle numerose memorie graffite ed a pennello che si possono leggere sulle pareti.
La Chiesa di San Lorenzo risale a prima del cinquecento ed apparteneva alle chiese rurali poste fuori dalle mura ed intorno alle quali si svilupparono i borghi.
Il grande complesso che affi anca la chiesa è l’ex Asilo San Filippo Neri, realizzato nel 1874 dalla principessa Francesca Lucchesi Palli in Massimo che vendette tutte le sue gioie per assicurare alla gioventù arsolana scuola materna, elementare e di ricamo. Il progetto dell’edificio è dell’architetto Fontana.
Arsoli si trova al confine tra Lazio e Abruzzo ed è circondato da luoghi di grande interesse storico-artistico: Tivoli con le sue chiese del XII sec., i templi di Vesta e Sibilla, l’Anfi teatro del II sec. d.C., i palazzi medievali e tre assolute meraviglie: Villa d’Este, Villa Adriana e Villa Gregoriana; Subiaco, con il monastero benedettino di Santa Scolastica, poi il Sacro Speco, monastero a ridosso di un roccione dove San Benedetto visse per alcuni anni. Domina Subiaco la Rocca Abbaziale con affreschi del ‘500 e del ‘700; Mandela ed il Romitorio di San Cosimato, convento francescano del 1600 a strapiombo sull’Aniene. I dintorni di Arsoli, che si trova nella Valle dell’Aniene, sono inoltre ricchi di bellezze paesaggistiche e naturali, come il Parco dei Monti Simbruini e Lucrètili, il Monte Livata, gli Altopiani di Arcinazzo, le Grotte carsiche di Pietrasecca, il Lago del Turano.

Il Palio dell’Amico
Nasce il 28 giugno 1997 in concomitanza delle celebrazioni del Millenario di Arsoli come evento rievocativo di fasti medievali e come festa popolare: il decreto istitutivo del Palio fissa la celebrazione nella domenica più vicina al 28 giugno richiamandosi alla nascita della comunità di Arsoli certificata dal documento del Regesto Sublacense datato 28 giugno 997.
Il Palio dell’Amico è ispirato al personaggio arsolano più famoso di quel secolo: Amico Passamonti Signore di Arsoli.
L’episodio che gli diede gloria fu, sicuramente, l’aver combattuto in difesa della Repubblica di Firenze attaccata dal Principe d’Orange. Solo con l’inganno ed il tradimento Amico d’Arsoli fu battuto e fatto prigioniero nella famosa battaglia di Gavinana il 3 agosto 1530 e Fabrizio Maramaldo, che già aveva infierito sul corpo del Ferruccio, vendette per 600 ducati il Signore di Arsoli a Marzio Colonna, il nemico di sempre, che lo uccise.
La spada di Amico è ambìto trofeo del Palio.

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